Dino Ignani. Dark Portraits

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“Non odio nulla più delle fotografie edulcorate tramite trucchi, pose ed effetti. Quindi permettetemi di essere onesto e di raccontare la verità sulla nostra epoca e la sua gente”.
L’affermazione suona straordinariamente contemporanea. Invece fu scritta quasi cent’anni fa da August Sander, il fotografo tedesco autore della celebre ricerca Menschen des 20. Jahrhunderts (Uomini del Ventesimo Secolo). L’obiettivo di Sander era dare vita a un catalogo della società moderna attraverso una serie di ritratti fotografici neutri e obiettivi, in cui per la prima volta l’interpretazione della scena cedeva il passo alla documentazione del soggetto.
In termini di intenti, Dino Ignani non si discosta molto, nel proprio lavoro, dalla formula utilizzata a suo tempo da Sander. Pur insistendo su un fenomeno molto specifico sia in termini sociali che storici e geografici, la fotografia seriale è infatti il contesto dove meglio possiamo posizionare il progetto 80’s Dark Portraits: una raccolta di ritratti dei frequentatori ed animatori dei club dark romani effettuata con metodo, rigore e costanza. Nelle oltre quattrocento immagini collezionate, la restituzione visiva dei soggetti – così come la loro scelta – è totalmente modulare e democratica, dal momento che l’inquadratura è quasi sempre frontale, il margine lasciato allo sfondo è minimo e il tempo dedicato alla posa è lo stretto necessario.

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Un siffatto schema visivo costringe lo spettatore a soffermarsi con la medesima attenzione su ciascuna delle persone ritratte, in modo da poter cogliere appieno quei particolari che le accumunano tutte a una certa categoria e allo stesso tempo le distinguono l’una dall’altra. E’ vero infatti che il movimento dark era connotato da dettami di stile ben precisi, quali le acconciature vistose, gli accessori esagerati, il trucco pesante e gli abiti neri, ma l’impressione fornita dall’osservazione dei vari soggetti è che ciascuno poi elaborasse le tendenze estetiche in chiave molto personale, per un bisogno di rispondenza interiore prima ancora che di esibizionismo o di accettazione collettiva. Benché il protagonista delle immagini sia il “popolo della notte” alternativo e anticonformista, scorrendo questi volti si respira un’aria spontanea e quasi ingenua, e la cosa non può non stupirci se nella nostra mente confrontiamo la ricerca in questione con il lavoro che oggigiorno più gli si avvicina, ossia il servizio fotografico che viene spesso fornito dai locali notturni. La consapevolezza di sé e la necessità di certificare la propria presenza che nei nostri tempi – complici i social network – vengono avanzate con prepotenza dal soggetto stesso, sembrano essere del tutto assenti nei ritratti di Ignani, dove pure la specificità e la particolarità di ognuno avrebbero giustificato la “presa di controllo” del momento dello scatto da parte di chi si offriva alla lente del fotografo.

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Invece la regia rimane sempre nelle mani del fotografo, che si tiene volutamente lontano anche dalle atmosfere patinate tipiche della moda, eccezion fatta per alcuni ritratti eseguiti sempre in quegli anni all’inaugurazione di Firenze / Londra. Arte moda 1985 presso la boutique Luisa Via Roma di Firenze: qui, gli elementi creativi tipici del movimento dark appaiono già riassorbiti e riproposti in chiave più conscia e smaliziata. L’esplorazione fotografica del movimento si chiude dunque per Ignani nello stesso momento in cui prende avvio la sua ufficializzazione sociale; la scelta di riproporla ai giorni nostri – in cui lo stile di quella generazione ha fatto il giro di boa, tornando di tendenza in veste di “vintage” – è un modo per rievocare la purezza di mostrarsi e mostrare secondo verità, che appare oggi la cosa più difficile da ritrovare.